La nascita della idea del trauma

La nascita della idea del trauma – Ogni comportamento di un essere vivente è una manifestazione di una determinata autorganizzazione co-evolutiva funzionale

Ciò che si confronta con l’evento informativo-perturbante del trauma è uno stato di disequilibrio-equilibrio dinamico che costantemente si costruisce e si esplica in un comportamento di un organismo nella sua interezza.

Idea del trauma: sofferenza cosciente

In ogni essere umano l’evento traumatico determina come risposta il dolore che si accompagna alla inevitabile visualizzazione della parte corporale ove viene percepita la variabile dolorosa, unita ad una istantanea soggettiva consapevolezza del livello di gravità di ciò che è accaduto.

La nostra reazione a tutto ciò avviene in uno stato di piena consapevolezza che ci porta a rilevare un accaduto poco piacevole. Si è così in quello stato di sofferenza cosciente che viene messo in relazione all’evento traumatico.

Tutto ciò che rendiamo cosciente con sofferenza e che è espressione del nostro corpo può essere denominato trauma.

Idea del trauma: costruzione non cosciente

Nella consueta pratica medica e in rapporto al concetto di trauma, il sintomo corrisponde quindi all’esperienza cosciente di uno stato di ridotta libertà e ridotta capacità di azione. In tale esperienza l’attenzione andrà a focalizzarsi su una struttura, su un viscere, un apparato.

In questa breve esposizione si vuole affrontare l’evento traumatico non tanto nella valutazione della esplicazione cosciente di una documentabile emergenza, bensì soprattutto nella interpretazione e narrazione della sua costruzione non cosciente.

Idea del trauma: dinamiche non lineari

Prima di addentrarci in questa narrazione, è opportuno soffermarsi su alcuni aspetti concettualiche aprono ad una più ampia prospettiva.

Si ritiene, anzitutto, fondamentale considerare e interpretare l’essere umano come un sistema assemblatore di variabili che agisce in dinamiche non lineari

Di conseguenza, l’uomo va considerato ed interpretato come un sistema in possesso di disponibilità-possibilità di infiniti stati comportamentali dei quali è impossibile analizzarne e prevederne la totalità. 

In ciò risiede la insita possibilità dei sistemi ad evolvere, riuscendo così ad esprimersi in proprie organizzazioni funzionali (auto-organizzazioni) variabili e diverse.

L’essere umano, come evento auto-organizzato, deve relazionarsi all’ambiente esterno (relazione esterno-interno/interno-esterno).

Le sue capacità auto-organizzative gli permetteranno di rispondere agli stimoli-segnale che giungono dall’ambiente, modificando le proprie funzioni e strutture istantaneamente e continuamente in un apparente caos ed in condizioni lontane dall’idea di equilibrio.

Idea del trauma: adattabilità reciproca

Proverò in questa breve esposizione a narrarvi “l’evento traumatico”, nella sua costruzione non-cosciente e nella sua esplicazione cosciente. 

Anche se la concretezza razionale ci porta a costruire confini netti di separazione con il sistema ambiente, è da sottolineare che tale capacità di auto-organizzazione potrà esercitarsi in una modalità di coerente e perenne co-evoluzione con il sistema ambiente stesso. 

Ovvero, benché si possa dire che vengano rispettati i confini, i sistemi sono in coerente e perenne co-evoluzione in una sorta di adattabilità reciproca (socio-fisica).

Narrazione dinamica continua

Siamo una “narrazione continua”, iniziata nell’attimo stesso del concepimento ricca di comportamenti esperienziali e a divenire nei quali verranno esaltate nuove coreografie comportamentali e capacità emergenti.

È la “narrazione dinamica” del sistema uomo, del sistema ambiente e delle caratteristiche emerse dalla interazione-integrazione di entrambi i sistemi. 

È la evoluzione, la co-evoluzione, è la vita.

Nello svolgersi di questa incessante narrazione dinamica di adattabilità reciproca con l’ambiente, l’essere umano possiede soprattutto la logica di auto-organizzazione, proprietà del sistema stesso, abile a rispondere agli stimoli ambientali con modalità completamente diverse per ogni individuo. 

Diversa sarà la sua capacità di trovare un nuovo stato, di scegliere nuove strategie tra le infinite possibilità realizzate e realizzabili per le reazioni e retroazioni alle informazioni-segnale dell’ambiente esterno.

Pattern comportamentali

Dopo queste riflessioni, riavviciniamoci al significato di trauma e quindi alla sua interpretazione ed approccio.

Dobbiamo considerare che il sistema uomo, nell’analizzare e selezionare le informazioni-segnale, crea modelli interni (pattern) di comportamento. 

In questi si definiranno le caratteristiche emergenti del comportamento stesso e con esso le proprietà e capacità cognitive del sistema uomo che lo ha elaborato.

Attrattori 

La creazione di pattern comportamentali è la base della capacità del sistema uomo affinché possa costruire risposte di funzione sistemica (attrattori) che vadano a sorreggere le varie coreografie comportamentali.

È naturale, quindi, che il sistema uomo trovandosi in accoppiamento co-evolutivo con l’ambiente esterno ne elabori gli stimoli, apprendendo dalla propria storia e creando così le diverse e compatibili risposte con le quali andrà a confrontarsi nella consapevolezza cosciente dell’evento trauma. 

Appare chiaro, allora, che i comportamenti coscienti della realtà emergente comunemente valutata sono prima elaborati in fase non cosciente, dove sono dinamicamente latenti in una sovrapposizione di stati indeterminati.

Auto-collassamento

Quindi, il sistema uomo è da prima portato a misurarsi nella indeterminazione, ove una “decisione cognitiva-inconscia” (auto-collassamento) lo avvierà a rivelarsi in un comportamento non cosciente, dal quale si esplicherà poi un risultato che potrà regalare un sintomo coscientemente avvertito. 

Possiamo, dunque, ragionevolmente pensare che il trauma diretto o indiretto nasca e si esprima secondo queste modalità in completa auto-organizzazione co-evolutiva.

Dinamica co-evolutiva

L’evento traumatico è una dinamica co-evolutiva proprietà del sistema stesso, il quale nella inevitabilità non cosciente dell’espressione, non è in grado di dare ad essa un peso positivo o negativo, essendo tale dinamica la “normalità coreografica sistemica” di un comportamento individuale.

Il tutto, però, non può essere analizzato unicamente in una valutazione di patologie emergenti.

Si è abituati a pensare al trauma come un evento negativo

In effetti, esso appare come una “logica costruzione” la quale per varie circostanze non controllabili (da ricordare la “risoluzione dinamica attrattoria non-lineare” delle variabili assemblate) viene collassata, dando il via ad una serie di risposte comportamentali non coscienti.

 Tali risposte sono corrette e comprensibili per il sistema stesso che si auto-collassa e si auto-organizza in tal senso, ma sono ben lontane dal giudizio consapevole della coscienza emergenteche è portata a valutare primariamente la sofferenza contingente.

Normalità comportamentale 

Dunque, l’evento traumatico è un normale comportamento del sistema intero e solo il sistema che ne è proprietario potrà “decidere” di scegliere come modificarsi e uscire da tali dinamiche. Tutto ciò è di notevole importanza in relazione a qualsiasi approccio terapeutico.

Costruzioni coreografiche non coscienti 

Si può “conoscere” l’evidenza del trauma, ad esempio una gastrite, una distorsione articolare, una emicrania, uno stato depressivo, eccetera, ma come si può arrivare a conoscere le varie costruzioni coreografiche non coscienti che lo hanno fatto emergere? 

E, soprattutto, in quale fase spazio-temporale l’evoluzione dei pattern ha portato alla realizzazione di tale manifestazione comportamentale?

Integrazione individuale co-evolutiva

Si può per prima cosa rispettare l’emergenza comportamentale della sofferenza accidentale(proprietà auto-organizzata), quindi cercando di interpretare e modificare le dinamiche attrattorie che l’hanno costruita ed espressa

Le dinamiche attrattorie rappresentano quelle fasi comportamentali ed esperienziali che hanno promosso in quel sistema uomo la individuale integrazione co-evolutiva con l’informazione segnale dell’ambiente.

In tale approccio, le fasi comportamentali esperienziali dovranno rimanere in tutti gli stati co-evolutivi possibili con tutte le potenzialità dinamiche possibili (fase non cosciente di indeterminazione), lasciando il sistema nella capacità auto-organizzante di “decidere”l’attrattorietà e la stabilità conseguenti ad altre variabili.

Facilitazione di risposte emergenti

Quindi, l’importanza del terapeuta risiederà nel doveroso rispetto della “normalità emergente” del trauma e, facendo ciò, nel farsi “guidare” in un’interpretazione della auto-organizzazione del sistema in quella fase di indeterminazione. 

In questo modo, il terapeuta potrà facilitare risposte emergenti diverse realizzate dal sistema stesso in osservazione. 

Sarà la “decisione” del sistema a modificare la direzione esperienziale antecedente, dando spazio alla creazione di nuove attrattorietà e stabilità che, apponendosi alle precedenti, modificheranno i valori espressivi del sistema medesimo.

Informazioni segnali EBA

BatteriAlimenti ed Emozioni (EBA), attraverso opportuni test di valutazione, sono le informazioni-segnali che possono essere utilizzati nella interpretazione delle dinamiche non lineari della fase di indeterminazione (metodo QuEBA).

Interpretando l’interpretazione in una fase di indeterminazione co-evolutiva, al di fuori di qualunque riferimento sensitivo macroscopico, le informazioni-segnale EBA (Emozioni, Batteri, Alimenti) nella loro compatibilità con il sistema stesso, appaiono essenziali proprio nell’approccio interpretativo, poi funzionale. 

Il fine sarà quello di permettere la creazione di nuove fasi-possibilità e nuove co-evoluzioni del sistema in osservazione.

Con tale modalità, è possibile avvicinarsi alla costruzione non cosciente del sistema che, accogliendo le informazioni proposte, le elaborerà in una completa indipendenza verso la creazione di nuovi pattern comportamentali.

Normalizzazione dell’auto-organizzazione 

Ne consegue, infine, che, a fronte di qualunque sintomo e prima di qualunque intervento terapeutico specificatamente orientato, sia buona cosa “normalizzare” una auto-organizzazione.

Cosa significa ciò? Significa l’accompagnamento del sistema, attraverso le informazioni segnale EBA, verso una maggiore capacità di risoluzioni dinamiche attrattorie e conseguenti variabilità viscero-somatiche, le quali diversamente andranno a sorreggere ed alimentare il sintomo emergente disinformandone la costruzione.

 Bibliografia

  • De Toni A. F., Comello L., Prede o ragni Uomini e organizzazioni nella ragnatela della complessità, Novara, UTET Università, 2005
  • Lazlo E., Evoluzione, Milano, Feltrinelli, 1986
  • Pluchino A., La firma della complessità Una passeggiata al margine del caos, Catania, Malcor D’ edizione, 2015

T.d.R. Francesco Speroni fisioterapista osteopata a Grandate

[Fonte: DossierSalute.com]

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