Francesco Speroni nasce come Terapista della Riabilitazione presso l’Universitá Statale di Milano e prosegue con gli studi in Osteopatia (C.O.I.I.O).
Inizialmente sviluppa e perfeziona un approccio biomeccanico in una pratica terapeutica convenzionale, ma ben presto la sua attenzione si sposta verso una maggiore completezza di intervento superando l´orizzonte strutturale e aprendosi ad una piú ampia interpretazione comportamentale dell´individuo.

Nei primi anni 90 si accosta alla psicologia fisiologica e attraverso questa si pone la domanda: fino a che punto la mente influenza il corpo e altresí in che modo quest´ultimo influisce su di essa? Si trova cosí ad esplorare, elaborare e far propri argomenti come l´epigenetica, l´embriologia, i sistemi complessi aperti adattivi, l´autoorganizzazione, la socio-fisica, la microbiologia, la fisica quantistica, la meccano-biologia, biotensegrità, scienza delle reti, morfologia cinetica i quali gli permetteranno di interpretare i processi biocinetici e biodinamici legati alle variabili comportamentali delle emozioni, batteri ed alimenti.
Nell´ambito di tali acquisizioni studia le modalitá con le quali gli stati e i processi corporei determinano e controllano un comportamento e, viceversa, come il comportamento influenza a sua volta i sistemi corporei.

Da questo arricchimento inizia un personale approccio terapeutico che, venendo agli anni 2000, si completerá con l´introduzione del “Sistema Specchio” e del “Sistema SiBU”(Sistema complesso adattativo Battere-Uomo), considerandoli come nuovi attrattori protagonisti di nuovi comportamenti, dando una concreta forma metodologica ad una innovativa ipotesi di legami funzionali fra emozioni, batteri e alimenti (E.B.A.) ed adattamenti muscolo-articolari.

Il supporto concettuale della metodologia è dato dall’ipotesi innovativa e ben consolidata dei legami funzionali tra emozioni, batteri e alimenti (EBA) con adattamento viscero-muscolo-articolari e le conseguenti espressioni coreografiche di posture, gesti e atti motori.

Ciò che appare fondamentale nella funzione di EBA è la sua inevitabile promozione nell’avviare e nel mantenere la costruzione di quadri funzionali sistemici con i relativi risultati sintomatologici.

Tali costruzioni danno adito ad adattamenti, ovvero a variabili comportamentali dell’intero sistema sostenuti dai diversi sotto sistemi neurologici, endocrini, immunitari, circolatori, enterici. 

Da queste variabili funzionali di organi, visceri e sistema muscolo-scheletrico emergeranno i risultati nella postura, gesto e atto motorio; espressioni che insieme permetteranno l’interazione e l’integrazione con il nostro ambiente esterno-interno/interno-esterno.

L’approccio interpretativo del comportamento secondo QuEBA è determinante al fine di poter accedere ad una corretta comprensione delle variabili funzionali e accrescerne e modificarne le potenzialità innate e acquisite, proprietà di ogni essere vivente.

Per l’analisi interpretativa del comportamento si deve tenere conto di importanti argomenti e utilizzare all’unisono tutte le strategie, da queste suscitate, che possono portare ad interpretarlo e di conseguenza a modificarne l’espressione.

L’essere vivente è un sistema vivente complesso adattativo (SCA)

Un sistema vivente forma un’entità organica globale ed organizzata. L’interazione organizzata degli elementi fa si che il sistema si comporti in modo diverso dalle proprietà che ogni sua singola parte possiede.

I numerosi elementi che compongono il SCA interagiscono tra loro in maniera non lineare dando forma e funzione ad una entità unica e dinamica capace di evolvere e co-evolvere adattandosi all’ambiente.

Non linearità

La relazione non lineare tra i vari elementi del SCA rende conto del fatto che, variando in modo regolare l’Informazione-Segnale all’ingresso del sistema, il risultato comportamentale all’uscita potrà essere irregolare e non proporzionale alla variazione avvenuta all’ingresso.

Organizzazione sui processi a rete 

Un’altra caratteristica degli SCA è la organizzazione in reti per la quale i risultati comportamentali di un processo vanno ad influenzarne altri. Esistendo processi con più entrate ed uscite si formano di conseguenza fenomeni di retro-azione dove i prodotti finali di un processo rientrano come Informazione-Segnale nell’avviare l’inizio di altri processi.

Le reti sono pertanto estremamente complesse con interazioni e integrazioni infinite. Ecco perché un SCA ha un comportamento imprevedibile pur conoscendo ciò che va d’informare l’inizio di un processo.

Hub e moduli

Nelle reti sono determinanti i links e gli hubs che sfociano nei moduli funzionali come espressione delle auto-organizzazioni di particelle informate e informanti verso la costruzione di infiniti potenziali stati comportamentali.

Epigenetica

Con il nostro DNA ereditato intraprendiamo un viaggio iniziato con il concepimento. Durante il percorso della nostra vita il DNA, che ci è stato consegnato e affidato in eredità, è di fatto lo strumento operativo che sosterrà nelle sue espressioni tutte le nostre strutture e funzioni. Di questo strumento ce ne assumiamo le responsabilità proprio attraverso le modalità di gestione delle Informazioni-Segnale e dei meccanismi che le regolano.

Possiamo infatti rendere flessibile la risposta comportamentale del nostro DNA, pur stabile e inevitabile, ma comunque in grado di variare le proprie espressioni. Queste variazioni espressive, che vengono con la mediazione di piccole molecole che interagiscono con il DNA sono inscindibilmente correlate a meccanismi di regolazione delle Informazioni-Segnale, meccanismi che andranno ad inscriversi nel SCA e nel continuo fluire del vissuto dell’organismo. 

Epigenetica è quindi l’insieme dei meccanismi di gestione delle Informazioni-Segnale, variate e modulate, in modo tale da favorire una disponibilità del DNA a diverse e più coerenti risposte comportamentali organizzate dal SCA.

Biotensegrità

Il concetto di tensegrità è dato dall’insieme di tensione e integrità. Una struttura tensegritiva è caratterizzata da forza, leggerezza, resilienza e proprio per tali aspetti, una minima sollecitazione può indurre cambiamenti di forma della struttura la quale però riesce a ritornare allo stato di origine equilibrio.

Le strutture biologiche sono strutture tensegritive

La stretta intersezione tra sistema nervoso, circolatorio, mio-fasciale e l’ubiquità dei tessuti connettivi, distribuiti a realizzare un’unica struttura organica, permettono al nostro organismo di esprimersi attraverso i meccanismi della biotensegrità rendendo possibili, nella organizzazione del SCA, le risposte variabili non lineari alle varie sollecitazioni.

Meccanobiologia

Il nostro organismo va incontro continuamente a rimodellamenti morfostrutturali e relative risposte metaboliche modificando di conseguenza le sue coreografie espressive. 

In tale prospettiva dobbiamo considerare come le forze meccaniche, nella successione dinamica, degli eventi siano profondamente implicate nello sviluppo funzionale dell’organismo e quanto le stesse siano fondamentali per mantenere l’equilibrio in relazione all’ambiente esterno-interno/interno-esterno.

La cellula riassumendo in sé la biotensegrità del sistema ha proprietà visco-elastiche ed è sottoposta ininterrottamente a forze esterne-interne che si scaricano su di esse.

Pertanto le proprietà dei componenti cellulari cambiano in relazione alle frequenze con cui si manifestano le forze. Atomi, molecole, cellule, tessuti, organi, apparati, ossa utilizzano la tensegrità per stabilizzare meccanicamente la loro forma e integrare strutture e funzioni a tutti i livelli del corpo. Avviene quindi un processo di meccanotrasduzione nel quale le forze meccaniche vengono commutate nel rilascio modulato di molecole intracellulari sino al coinvolgimento del nucleo cellulare ovvero dell’espressione genica che in esso si svolge.

Meccanica Quantistica

Della meccanica quantistica preme qui sottolineare, in relazione all’approccio QuEBA, il significato che si dà all’interpretazione di una misura di un sistema quantistico.

In una misurazione quantistica possiamo rilevare un risultato, ma ciò che si va ad osservare in tale misura non è lo stato completo e puro del sistema osservato. Infatti, diversamente dalla meccanica classica non si può prevedere con assoluta sicurezza lo specifico risultato della misurazione, ma si può soltanto prevedere la probabilità di un particolare risultato. Siamo nella cosiddetta nube di probabilità.

Secondo l’equazione di Schroedinger e le matrici di Heisenberg i sistemi quantistici procedono in modo lineare in una condizione di probabilità stocastica fino a quando non li osserviamo, dopodiché collassano in maniera vistosa e irreversibile. 

La misurazione comporta il collassamento del sistema in uno stato-funzione in cui tutta la nube di probabilità è andata a concentrarsi.

Tutto ciò è indissolubilmente legato al principio di indeterminazione, alla non località e all’entanglement.

Un importante principio funzionale risiede nel fatto, ben avvalorato da una consolidata pratica, che la consapevolezza intenzionale del terapeuta, ovvero la realtà che lui vive con coscienza nella diagnostica mirata alla lesione o alla disfunzione, fa sì che nel paziente si sviluppi uno “stato di decoerenza” o “stato di collassamento” nel quale tende a realizzarsi una risposta che può essere molto lontana dalla “richiesta terapeutica inconscia” del paziente.
Parallelamente nel 2005, avvia un gruppo di studi e ricerche applicate in biocinetica e biodinamica somato-viscerale, emozionale, batterico e alimentare denominato: QuEBA1950®.
Gli studi e le sperimentazioni continuano tutt’ora e sono in costante up-grading.